Le Fake News fanno acqua da tutte le parti


Attenzione al dettaglio, Movimento anticipatorio, Qualità della presenza

18 Ott 2019

Ogni giorno riceviamo mille stimoli dal mondo esterno, informazioni su informazioni. Alcune ci colpiscono, altre ci attraversano la mente senza lasciare traccia. Cosa però di tutto quello che ci arriva è reale o falso? Come facciamo a mettere un filtro cosciente ai nostri pensieri?

Breve manuale di sopravvivenza contro la tempesta quotidiana di informazioni.

La società moderna è liquida, direbbe Bauman.

Nel mondo contemporaneo i confini tra certezza ed incertezza si sono resi progressivamente meno chiari e definiti. Siamo abituati al consumismo rapido di oggetti, relazioni… e informazioni. Poveri di attenzione, affamati e bulimici di esperienze, attingiamo quotidianamente a stimoli mediatici di diversa natura: social media, mass media, blog, manifesti, banner… E capita di far fatica a selezionare le informazioni essenziali e veritiere.

A tal proposito Calvino, ne Le città invisibili, racconta della città di Leonia, i cui abitanti dichiarano che la loro passione è di “godere di cose nuove e diverse”, consegnando allo “spazzaturaio” i resti delle cose vecchie.

Vittime ed artefici di una frenetica mutevolezza: nel campo mediatico navighiamo fra ghirigori di notizie che evolvono rapidamente perdendo di vista fonti primarie e credibilità. Liquidità, per l’appunto… notizie acquatiche: prendono di volta in volta la forma di ciò che le contiene.

Come muoverci all’interno di questa tempesta acquatica senza essere trascinati via?

Le fake news, ad esempio. Tutti conosciamo il significato di questa locuzione, per cui non ci soffermeremo su questo.  Eppure, il concetto di “bufala” sta evolvendo, ha inglobato altre tendenze che occorre imparare a riconoscere per affrontarle.

Scopriamole e riveliamone gli antidoti.

1. INFOBESITÀ

Axl Rose lo definirebbe “fame di distruzione”. Noi lo convertiamo in “appetito ipercalorico di informazioni”, accumulo caotico senza alcun filtro di selezione.  Il punto debole degli infobesi non è tanto la capacità di accumulare, bensì quella di elaborare. Ogni giorno siamo raggiunti da un’infinita quantità di notizie alle quali non dedichiamo il giusto tempo, rischiando di male interpretarle o dimenticarle in breve tempo e in un attimo cadiamo vittima di una bufala.

Antidoto: il caro vecchio “poco ma buono”. Poche notizie a cui dedicare però la giusta attenzione ed un adeguato livello di profondità. Nel tempo la bilancia del buon senso saprà gratificarti.

2. APOFENIA

Letteralmente, “apparire”. O meglio, far apparire. Attribuire alle circostanze significati ulteriori laddove non ce ne sono. Creare casuali connessioni fra eventi o cose in maniera del tutto fantasiosa e arbitraria. Qualche estremista lo chiamerebbe “complottismo”.

Antidoto: la realtà è già troppo complessa di per sé, non attribuirle ulteriori significati, basati sui fatti.

3. POST-VERITA’

Viviamo nell’era della post-verità”. Sembrerebbe il titolo di una hit di Jovanotti, ma non è così. Nell’epoca della post-truth, le persone tendono ad attribuire maggiore importanza alle emozioni che ai fatti oggettivi, ritenendo veritieri i fatti che sentono “con la pancia”.

Antidoto: lascia la pancia al buon cibo. Interpreta la realtà con la testa.

4. TRUST ON PEER

Aver fiducia in ciò che ci è più vicino: l’autorevolezza non è più data dall’autorità ma da un rapporto di somiglianza (peer = simile). Per cui tendo a credere più nei miei pari (e dunque ai social, alla ragazza della porta accanto, all’influencer del momento) che alle fonti classiche.

Antidoto: esci dalla tua comfort zone, c’è un mondo che ti aspetta.

5. EFFETTO ECO

Eco: c’è chi per sbaglio lo considera un sostantivo maschile. Eppure, eco al singolare è femminile. Ma metti che tutti sulla propria bacheca social inizino a scrivere “lo eco” … cosa accadrebbe? Il pregiudizio diffuso cristallizzerebbe l’errore rendendolo regola. Così accade per le notizie.

Antidoto: un Manuale di Grammatica e uno di Buon senso sulla scrivania possono tornare sempre utili.

6. AL RITMO DI ALGORITMI

Le informazioni sono troppe e dunque occorre filtrarle: Google ha basato su questo la propria missione. E lo fanno anche i social. Per cui le informazioni che ci arrivano non sono mai pure o complete: i risultati di ricerca rispondono a filtri algoritmici basati sui livelli di sponsorizzazione e visibilità, sulle nostre preferenze, nello specifico sui big data (sarebbe arrivato presto o tardi il momento di citarli).

Antidoto: approfondisci, confronta, verifica.

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